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Il Diamante di Pratolino, un passo avanti per le energie rinnovabili

Alle porte di Firenze, nel parco della Villa Medicea di Pratolino, di proprietà della Provincia di Firenze, ieri mattina è stato inaugurato, ed ha iniziato a funzionare, il "Diamante" per produrre energia elettrica da fonti rinnovabili, con una produzione per la prima volta diffusa nell'intero arco delle 24 ore.
Sviluppato dalla Ricerca Enel in collaborazione con l'Università di Pisa, il Diamante è un sistema energetico innovativo che consente, per la prima volta, di testare la generazione di elettricità con pannelli fotovoltaici, integrandola con un sistema in grado di accumularla sotto forma di idrogeno e di renderla disponibile anche quando il sole non c'è. Con una forma architettonica può essere inserita in contesti paesaggistici di pregio architettonico e naturalistico - una struttura geodetica di Fuller in vetro ed acciaio - il Diamante, con una potenza installata di 11 kWp, fornirà energia per l'illuminazione notturna del parco di Villa Demidoff, delle sue statue e per l'alimentazione delle biciclette elettriche messe a disposizione dei frequentatori della villa medicea. I 38 pannelli fotovoltaici di ultima generazione installati sulla struttura consentono di produrre energia elettrica sfruttando l'irraggiamento solare.

La parte di energia non utilizzata viene accumulata generando idrogeno, che è stoccato all'interno di tre serbatoi sferici alloggiati nel Diamante ( quelle grosse palle arancione che ben si vedono nella foto che ho scattato ieri mattina all'inaugurazione).
Utilizzando l'idrogeno in celle a combustibile, il Diamante è in grado di produrre energia elettrica anche durante la notte o quando il sole non c'è: e questa è la novità e rappresenta davvero un grande passo in avanti.

«L'obiettivo strategico è quello di testare su scala significativa l'integrazione tra i pannelli solari ed un sistema di accumulo dell'energia, al fine di migliorare la producibilità da fonti rinnovabili rendendola continua e, soprattutto, prevedibile - ha dichiarato Livio Vido - il Diamante è il primo tassello di un importante filone di ricerca che riteniamo rivesta grande importanza per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili».

L'inconveniente è che ancora i prezzi sono molto alti: ma la ricerca può andare avanti solo con intelligenti investimenti sul futuro. diamante_1.jpg

 

 

 

 

 

 Il Comunicato stampa dell'ENEL

Alto 12 metri, con 38 pannelli solari monocristallini e 42 facce in vetro temprato, Diamante è un sistema integrato di produzione fotovoltaica, con all'interno un sofisticato sistema di accumulo energetico via idrogeno, tramite cella a combustibile e tre serbatoi sferici a idruri metallici, capaci di immagazzinare durante il giorno l'elettricità prodotta dai pannelli fotovoltaici e di rilasciarla durante la notte.

"Diamante, in molti sensi, non è solo un esercizio tecnologico o di design - spiega Sauro Pasini, Responsabile della Ricerca -, ma è una sorta di pre-prototipo industriale. Il sistema, infatti, è tarato su un piccolo condominio, una casa da due o tre famiglie e l'idea è stata quella di svilupparlo come piccola centrale di generazione permanente di energia rinnovabile". Di Diamante è importante la logica interna, quel sistema di inverter che consente di immagazzinare l'energia solare in eccesso e di renderla disponibile durante la notte.

"Essendo un prototipo che deve guardare al futuro, abbiamo utilizzato lo stoccaggio con idrogeno e celle a combustibile, tecnologie ancora molto costose, ma stanno comparendo sul mercato promettenti ed economiche batterie agli ioni di litio". Questo significa che Enel potrà proporre in futuro sistemi fotovoltaici integrati ad accumulo di energia, in grado di servire utenze reali, 24 ore su 24".

L'obiettivo, dunque, non è solo quello di proporre un oggetto architettonico in grado di inserirsi in ambienti di pregio ambientale o architettonico.

Ma il vero scopo è quello di rodare un sistema fotovoltaico che domani potrebbe, ad esempio, stare su un garage, generare quei 6-8 kilowatt di energia sufficienti a un paio di famiglie, immagazzinarli (per ipotesi) nelle batterie di un'auto ibrida plug-in e così ricaricare sia l'automobile che fornire alle famiglie un'alimentazione elettrica autonoma e permanente. "L'essenza di Diamante, come progetto di ricerca pre-produttiva va visto in connessione anche alla domotica - continua Pasini - una volta che disporremo di batterie per l'accumulo, oltre ai pannelli fotovoltaici, potremo connetterli alla rete domestica di alimentazione intelligente e ad elettrodomestici ottimizzati. E anche su questo stiamo attivamente lavorando".

Per ora Diamante "è un oggetto che essendo un prototipo così avveniristico è costato molto - ammette Pasini - solo per far tagliare triangolarmente i pannelli fotovoltaici e sviluppare il sistema a idrogeno di estrema sofisticazione, che ha bisogno di un suo bilanciamento termico per accumulare ed erogare energia. Ma con le prossime batterie sarà tutto diverso, diverrà una vera e propria proposta di investimento per famiglie, condomini e anche piccole imprese".

Con un vantaggio: "La generazione distribuita rinnovabile, su migliaia di punti ad accumulo renderà più facile la gestione dell'intera rete elettrica, che così, tramite contatori intelligenti e storage locale potrà bilanciarsi meglio, evitando quei problemi tipici del massiccio uso di rinnovabili su una infrastruttura progettata, da oltre un secolo, sulla produzione costante da grandi centrali elettriche".

(Ottobre 2009)